E' cosi tanto che non scrivo che mi sembra di averci perso l'abitudine. Eppure mi mancava il contatto con il foglio così come la costruzione del pensiero che diventa parola attraverso il ticchettio ritmato dei tasti del computer.
A volte ho seriamente pensato che la mia scrittura fosse dettata da questo ritmo, perché quando inizio a pigiare la tastiera non riesco davvero a fermarmi.
Ho anche spesso pensato che la mia scrittura fosse indissolubilmente legata ai miei stati d'animo e in particolar modo alle situazioni critiche, difficili ed emotivamente provanti che la vita impone.
In passato ho scritto se avevo qualcosa da dire a qualcuno. Ho scritto per servizio, ovvero per condividere informazioni utili con altri e ho anche scritto per me stessa, per dirmi qualcosa attraverso un foglio. Talvolta senza capire "cosa" finché non sono arrivata al punto finale.
Scrivere mi aiuta a comprendere e poi a riflettere e sedimentare.
La domanda, dunque, è: perché oggi, a distanza di due anni, ho sentito il bisogno di tornare a questo blog e rimettermi a scrivere in un angolo di web sconosciuto a tutti?
Ieri ho riletto e condiviso un post che avevo fatto anni fa. Oggi non è una data qualunque, è la data in cui io e "te" ci siamo conosciuti, 17 anni fa, per caso, in un treno.
E' un tempo che mi fa pensare tanto: dove eravamo, dove siamo arrivati e dove stiamo andando.
Sono successe altre cose in questo periodo che hanno mosso le mie viscere in situazioni e momenti diversi e con effetti che, condensati, stiano uscendo tutti ora, per la prima volta.
Ho fatto un viaggio da sola. Semplice e impegnativo nello stesso tempo. Sono andata via per pochi giorni per imparare una lingua ma ho imparato altre cose. Anche di me.
Quando sono tornata ho iniziato a comprare libri di carta, dopo anni che leggevo su Kindle. Che per quanto utile e comodo non è, al momento, il mio strumento preferito per leggere. Lo addebitavo ai libri ma è il device che mi stava allontanando dalla lettura e non posso permetterlo.
Negli ultimi due weekend ho vissuto, per interposta persona, il triste sentimento di vedersi alla fine di una vita senza un futuro e un domani migliore del proprio passato. E anche, di nuovo, in un contesto completamente inaspettato, il riaffiorare delle paure con le loro sintomatologie fisiche e gli impatti che hanno sulla quotidianità. Limitanti. Complessi. Imponderabili.
Sono reduce di due film orientali di una chiarezza unica a livello di vita e sentimenti. Li ho visti da sola, li ho digeriti da sola e mi stanno plasmando nuove sensazioni che non sono ancora riuscita a mettere a fuoco. Di certo la semplicità è una di queste, oltre all'essenza delle cose reali per cui vale la pena di esserci e vivere.
Eccolo, il concetto l'ho trovato. Ho bisogno di piccole emozioni per cui sussultare. Non le voglio fintamente create su un social, non devono essere costruite ad hoc con la liturgia di una serata perfetta o un programma azzeccato. Devono essere banali, forse scontate eppure nuove al mio sentire che devo ben predisporre. Chiedo solo un fruscio, un guizzo autentico.
Ho ripercorso pagine e pagine di libri ingurgitati con bramosa voglia di essere migliore di quello che ero diventata. Forse, in passato sono stata migliore di quella che sono oggi. La tecnologia e la velocità del mondo mi hanno portato a mettere in secondo piano alcune passioni che richiedono tempo e spazio, e non avendoceli più (il tempo e lo spazio) le ho derubricate se non tolte dalla lista. Ho bisogno di riprenderle per tornare a risentirmi cosi. Viva.
Sento che posso ancora essere migliore di adesso. Quello che mi sta succedendo intorno è un'inattesa riscoperta di cose, in tutti i lati dei sentimenti umani anche nelle loro declinazioni più sorde. Se solo potessi fermare tutto e concedermi il lusso di essere .... di essere ...
chi voglio essere se non ME?
Ps. e alla fine... sono tornata a Pina Baush.
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