4 maggio 2011
Nulla cambia, tutto resta
Rieccomi qui. Spunto come un fungo sotto le foglie bagnate d'autunno. Sono ancora rattrappita dal freddo e da un incidente stradale che ha irridigidito il mio collo. L'aria non è sana in questi giorni di clausura casalinga. Sto ripensando al mio lavoro come non facevo da febbraio. Poco tempo, lo so, ma forse ho indossato delle pantofole che non volevo addosso. Vorrei cambiare ma non so come e in che modo. Forse dovrei solo rischiare. Ma è così dura quando si ha qualcosa da perdere e la vita richiede grinta ma anche una buona dose di fortuna che non c'è detto ci sarà data. Due chicche di aggiornamento: la casa alla fine non l'ho comprata, sono rimasta in affitto nel mio midi di 50 metri quadri con tutti i suoi difetti occultati da un arredamento che mi assomiglia. Ha alla fine le sue comodità tra cui anche quella di non sbattersi per cercare qualcos'altro. Ho scoperto che il mutuo mi fa paura, tanta paura. E' come una zavorra che ti limita nelle decisioni di cambiamento. Al momento non so se sono incinta ma non credo. Ho tutti i sintomi che fanno presagire l'avvento di quelli che la mia amica matta di bruxelles chiama puffi. Quindi Vittoria dovrà aspettare. E anche il suo babbo. Il mio uomo è sempre LUI. A luglio sono quattro anni che ci siamo incrociati e annusati in treno. Inseguiti con gli occhi, i passi e la mente. E con il cuore. Io? Ho bisogno d'aria nuova. Di una pausa dal mondo. Devo riordinare un po' di cose nella mia testa. Vorrei osare. Sì, sento che sul lavoro ho bisogno di buttarmi in qualcosa di nuovo. Ora soffro i ritmi e le tristi conseguenze di lavorare in una piccola azienda dove ogni giorno si chiedono sacrifici e questi diventano sempre maggiori senza che nessuno capisca che sei al limite e non ce la fai più. Ora tutto viene tagliato, nulla è un investimento sul futuro. Non si ha la forza di dire i progetti che si sono sbagliati, li si tiene in vita per testardaggine e speranza che tutto si assesti. Mi sono abituata agli assestamenti ma sono poco gratificata da un lavoro imbrigliato e ora non vedo luce. Ecco, ho bisogno di un viaggio. Ti prego portami a New York.
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